Il sito ufficiale di STANDING ARMY, il documentario di Thomas Fazi ed Enrico Parenti sulle basi statunitensi nel mondo.
The official website of STANDING ARMY, the documentary by Thomas Fazi and Enrico Parenti on the global network of U.S. military bases.
Contenuti
1. Documentario
L’elezione di Obama è stata accolta in tutto il mondo come l’inizio di una stagione politica radicalmente diversa da quella di Bush. Una stagione orientata alla pace e al dialogo. E gli appassionati discorsi del neopresidente americano sembrerebbero alimentare questa speranza.
Ma nell’ambito della politica estera e militare, l’amministrazione Obama differisce davvero così tanto da quelle precedenti?
Al di là dei titoli della stampa internazionale – e del Nobel per la pace 2009 assegnato al presidente – si scopre una realtà molto lontana da quella ufficiale: ad esempio, che il primo budget militare del governo Obama (680 miliardi di dollari) supera persino gli ultimi stanziamenti per le truppe dell’era Bush.
Dove vanno a finire tutti i soldi del budget militare?
In gran parte servono a finanziare l’immensa rete di basi militari americane all’estero: a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, ne restano ancora 716, sparse in più di quaranta paesi nel mondo. Ad esempio, Germania, Italia e Giappone – più di sessant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale – ospitano ancora centinaia di basi militari e decine di migliaia di soldati statunitensi. E ogni anno nuovi paesi si aggiungono alla lista.
Perché il numero delle basi continua a crescere? E chi tira veramente i fili della politica estera USA?
Su questi temi riflettono gli autori di Standing Army: un’avvincente inchiesta a trecentosessanta gradi che unisce alle parole di esperti mondiali quali Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson, Edward Luttwak ed altri le scioccanti testimonianze di chi è toccato in prima persona dalla presenza delle basi: gli abitanti di Vicenza che si oppongono a una nuova struttura militare a pochi passi dal centro cittadino; la popolazione dell’isola giapponese di Okinawa, che condivide il suo piccolo lembo di terra con 35.000 soldati statunitensi; gli indigeni dell’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, cacciati per far spazio a una base navale americana; e gli uomini e le donne che spesso vengono spediti a prestare servizio in paesi lontani, senza sapere bene cosa li aspetterà
Regia: Enrico Parenti & Thomas Fazi
Fotografia: Enrico Parenti
Montaggio: Desideria Rayner
Musiche: Stefano Piro
Produttore esecutivo: Federico Minetti
Animazioni: Mbanga Studio
Produzione: Effendem Film
Durata: 73’
1.1 Vicenza
15 luglio 2006. Il secondo governo Prodi è in carica solo da qualche mese e già tentenna sulla politica estera. Una notizia riportata dalla «Repubblica» spicca su tutte le altre:
“Vicenza, no alla nuova base Usa”.
Vi si parla dei progetti del governo americano per la costruzione di una nuova base militare a pochi passi dal centro storico della città del Palladio.
«Una colata di 600.000 metri cubi di cemento, pari al volume di 1.800 appartamenti da circa cento metri quadri ciascuno, per la quale il governo USA è pronto a stanziare 800 milioni di dollari», scrive il giornale. Per gran parte degli italiani la notizia giunge come una sorpresa. Fino a questo momento, infatti, la questione non era mai approdata sulle pagine di un quotidiano nazionale.
Perché si parla di una “nuova” base militare?
A quanto pare, a Vicenza una base c’è già: la caserma Ederle. E allora perché i vicentini si scaldano tanto, al punto da riuscire a raccogliere in dodici giorni ben 7000 firme contro la costruzione della base? Che l’Italia ospiti “qualche” base americana è una cosa nota ai più; per molti, i più giovani in particolare, è come se queste fossero esistite da sempre. Un fatto poco degno di nota, insomma.
Ma, a vent’anni dalla fine della Guerra Fredda, perché l’Italia ospita ancora delle basi statunitensi?
E perché tanta fretta di costruire una nuova base militare nel cuore del Nord Italia?
Guarda l'area della nuova base in Google Maps
Sai se c’è qualche installazione militare americana nella tua regione?
Consulta la lista!
Questa lista è una rielaborazione degli autori di quella pubblicata originariamente sulla rivista «Carta»!
Trentino Alto Adige
1.Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’USAF.
2.Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni USAF.
Friuli Venezia Giulia
3.Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’USAF in Italia (almeno tremila militari e civili americani). Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’USAF (un gruppo di cacciabombardieri) utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia-Erzegovina. Inoltre la sedicesima forza aerea ed il trentunesimo gruppo da caccia dell'aviazione USA, nonché uno squadrone di F-18 dei marines. La base ospita 50 bombe nucleari.
4.Rovereto [Pn]. Deposito armi USA.
5.Rivolto [Ud]. Base USAF.
6.San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni della US Army.
7.Trieste. Base navale mista Italia/USA. Transito di mezzi a propulsione nucleare.
Veneto
8.Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della NATO e comando della SETAF della US Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente presenti in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili statunitensi che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
9.Vicenza. Comando SETAF. Quinta Forza aerea tattica (USAF). Probabile deposito di testate nucleari.
10.Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.
11.Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.
12.Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni
13.Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni
14.Istrana [Tv]. Base NATO.
15.Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar USA.
16.Verona. Air Operations Center (USAF) e base NATO delle forze di terra del sud Europa. Centro di telecomunicazioni [USAF].
17.Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni USA.
18.Lunghezzano [Vr]. Centro radar USA.
19.Erbezzo [Vr]. Antenna radar NSA.
20.Bovolone [Vr]. Base mista Italia/USA.
21.Conselve [Pd ]. Base radar USA.
22.Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar USA.
23.Venezia. Base navale mista Italia/USA.
24.Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar USA.
25.Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar USA.
26.San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni USA.
27.Ceggia [Ve]. Centro radar USA.
Lombardia
28.Ghedi Torre [Bs]. Base dell’USAF, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.
29.Montichiari [Bs]. Base aerea USAF.
30.Remondò [Pv]. Base radar USA.
31.Sorico [Co]. Antenna NSA.
32.Grole di Castiglione delle Stiviere [Mn]. Base radar USA.
33.Cavriana [Mn]. Antenna di telecomunicazione NATO in rete con quelle di Ischia, Affi e Bagnoli.
34.Solbiate Olona [Va]. Comando multinazionale NATO, vede la presenza di circa 2100 persone, di cui 400 nell'organico del comando, provenienti da undici paesi diversi della NATO. Ospita il quartier generale del Rapid Deployable Italian Corps, la forza di reazione rapida creata nel corso di una riunione a Helsinki nel 1999. L’aeroporto garantisce la disponibilità di 4 aeroporti nelle immediate vicinanze, una rete viaria e autostradale per il raggiungimento dei porti di La Spezia, Genova e Mestre.
Piemonte
35.Cameri [No]. Base aerea NATO.
36.Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento USAF e US Army, copertura NATO.
Liguria
37.La Spezia. Base navale NATO. Centro antisommergibili di SACLANT. Transito di mezzi a propulsione nucleare.
38.Finale Ligure [Sv ]. Stazione di telecomunicazioni della US Army.
39.San Bartolomeo [Sp]. Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il SACLANT, una filiale della NATO che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il SACLANT svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione comunista si parla di «occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non (ricovero della VI flotta USA)». Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti (dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee).
Emilia Romagna
40.San Damiano [Pc]. Base aerea NATO.
41.Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.
42.Parma. Deposito NATO.
43.Bologna. Stazione di telecomunicazioni del dipartimento di stato.
44.Rimini. Base aerea NATO.
45.Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni USA e NATO.
46.Poggio Renatico [Fe]. Ospita un grande centro radar, il centro combinato per le operazioni aeree n° 5, erede della V ATAF (Forza aerea tattica alleata), dalla cui sede di Vicenza vennero dirette le operazioni aeree sui Balcani. Di recente sotto accusa il radar per i numerosi tumori infantili al cervello riscontrati nella zona.
47.Pisignano [Ra]. Base NATO.
48.San Giorgio [Fc]. Base NATO.
49.Piacenza. Base NATO.
1.2. Okinawa
Dopo la sanguinosa battaglia del giugno del 1945 in cui persero la vita 100.000 giapponesi e 50.000 soldati americani, gli Stati Uniti presero possesso dell’isola di Okinawa, mettendola sotto amministrazione controllata fino al 1972: ventisette anni di occupazione che sono serviti a fare dell’isola la maggiore roccaforte USA in Oriente. Ancora oggi questo piccolo lembo di terra, dieci volte più piccolo della Sardegna, ospita 37 basi militari, che occupano il 35% del territorio e ospitano 35.000 soldati.
Un’isola completamente militarizzata.
A Okinawa incidenti, delitti e abusi di vario genere ad opera degli statunitensi sono all’ordine del giorno. Una delle basi più controverse è quella di Futenma, situata al centro della città di Ginowan, dove bombardieri, elicotteri e caccia militari atterrano e decollano senza soluzione di continuità, rendendo la vita degli abitanti locali un inferno. Il sindaco della città, che aveva inserito al primo punto del suo programma elettorale la chiusura della base, ormai stanco dell’inutilità della sua lotta, con un gesto simbolico altro non ha potuto fare se non scrivere a lettere cubitali sul tetto del comune:
“Non volate sulla mia città”.
Nel 2006, però, il governo giapponese, spinto dalle proteste della popolazione locale, è riuscito a strappare un accordo agli USA: il trasferimento (a spese dei contribuenti giapponesi) di 8.000 soldati e della base aerea di Futenma sull’isola di Guam, territorio americano poco distante che già ospita un’imponente struttura navale USA. Ma anche questa piccola vittoria pare nascondere insidie ancor più minacciose. Il trasloco verso Guam sembra essere solo la copertura per un progetto ben più grande: la costruzione, approvata nel 1996, di un nuovo aeroporto militare nella baia di Henoko, poco più a nord. L’aeroporto, oltre a stravolgere interamente il paesaggio, poserebbe le sue fondamenta su una fragilissima barriera corallina e andrebbe ad intaccare l’habitat naturale del dugongo, un mammifero marino del quale sono rimasti solo pochi esemplari al mondo.
Per gli abitanti di Okinawa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il progetto ha incontrato una fortissima opposizione locale, che ha finora impedito l’avvio dei lavori. E nel settembre del 2009 la vicenda ha preso una svolta inaspettata: per la prima volta in cinquantaquattro anni è salito al potere il partito democratico, da sempre contrario alla presenza delle basi. Un colpo di scena che ha rimescolato le carte in tavola…
Guarda la base di Futenma, ad Okinawa, su Google Maps
1.3. Kosovo
L’area del Mar Caspio, ricca di petrolio e gas naturale, è considerata dagli esperti una delle zone in cui nei prossimi anni si giocherà la cruciale partita per l’accaparramento delle ultime risorse rimaste. La via più sicura ed efficiente per trasportare il petrolio dal Mar Caspio verso l’Europa attraversa i paesi dei Balcani. Uno di questi è la Macedonia. Uno dei primi a progettare un oleodotto di questo tipo, negli anni cinquanta, fu proprio un famoso architetto macedone emigrato negli Stati Uniti: Vuko Tashkovich.
Cos’è AMBO?
È un oleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio dal porto di Burgas, in Bulgaria, attraverso la Macedonia, fino al porto adriatico di Valona, in Albania, e da lì verso l’Europa. Tashkovich è morto nel 1996 senza vedere realizzato il suo sogno. Oggi è suo figlio a portare avanti il progetto: Gligor Tashkovich, per alcuni anni ministro per gli investimenti esteri macedone, continua a lavorare per la realizzazione di AMBO, col sostegno degli americani.
Cosa ci fa a pochi chilometri dal confine con la Macedonia, in Kosovo, un’importante base militare USA?
Camp Bondsteel è una delle nuove basi statunitensi sorte dopo l’intervento NATO del 1999 nella ex Jugoslavia. 25 km di strade, oltre 300 edifici,14 km di barriere di terra e cemento, 84 km di filo spinato e 11 torri di guardia: Camp Bondsteel è una delle più grandi basi USA al mondo. Anche se si trova a pochi chilometri dal percorso previsto per l’AMBO, Tashkovich e le autorità statunitensi negano qualsiasi relazione tra l’oleodotto e la base militare.
Semplici coincidenze?
A Skopje, capitale della Macedonia è in fase di costruzione una nuova ambasciata statunitense di dimensioni colossali; la società che ha condotto lo studio di fattibilità per l’oleodotto AMBO – la Kellogg, Brown & Root, vicina all’ex vicepresidente statunitense Dick Cheney – è la stessa che ha realizzato la costruzione di Camp Bondsteel; e un ex dirigente dell’azienda è oggi presidente della AMBO corporation.
Guarda Camp Bondsteel su Google Maps
1.4. Diego Garcia
A cosa servono davvero le basi?
Esse sono prima di tutto degli avamposti militari: perfette macchine da guerre pronte a colpire qualsiasi obiettivo sul pianeta nel minor tempo possibile. Diego Garcia, piccola isola dell’Oceano Indiano, territorio britannico d’oltremare, dal 1971 ospita una delle basi più importanti, punto di partenza per numerosi attacchi aerei durante la prima campagna nel Golfo (1991), la guerra contro i talebani in Afghanistan e quella in Iraq del 2003.
Perché Diego Garcia?
Nel 1971, in base a un accordo tra Gran Bretagna e Stati Uniti, gli inglesi concessero agli americani l'uso dell'isola per scopi militari, in virtù della sua posizione strategica, e deportarono a Mauritius e alle Seychelles i suoi 2.000 abitanti. Molti di loro oggi risiedono a Crawley, grigia e piovosa cittadina inglese a sud di Londra. Da anni essi portano avanti una battaglia legale per fare ritorno sull’isola. L’Alta Corte di Giustizia britannica ha dato loro ragione per ben tre volte, dichiarando illegale la deportazione e legittimo il loro rientro. Nel 2008, però, le speranze dei chagossians hanno subito un duro colpo, quando la Camera dei Lord ha annullato tutte le precedenti sentenze. Gli esuli di Diego Garcia, tuttavia, non si danno per vinti…
Guarda Diego Garcia su Google Maps
1.5. Iraq
Il tanto pubblicizzato ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq non determinerà la fine della presenza militare americana nel paese. In base all’accordo siglato tra Iraq e Stati Uniti, tutte le truppe straniere dovranno lasciare il paese entro la fine del 2011. Il documento afferma anche che gli USA «non cercheranno di ottenere basi permanenti o una presenza militare permanente in Iraq».
Allora perché, dal 2003 ad oggi, gli americani hanno costruito centinaia di basi militari in Iraq?
Se è vero che l’esercito statunitense ha ormai chiuso o riconsegnato molti avamposti alle autorità irachene, il destino di quattro (o forse più) mega-basi presenti nel paese appare oggi pericolosamente incerto. Il ministro della Difesa di Obama, Robert Gates (lo stesso di Bush), ha già dichiarato che, anche in seguito al ritiro, potrebbe rimanere nel paese «una forza residua di varie migliaia di truppe americane».
L’Iraq potrà essere usato come rampa di lancio per future guerre nella regione?
L’accordo bilaterale USA-Iraq stabilisce che "gli Stati Uniti non useranno il territorio iracheno per attacchi contro altri paesi", ma dice anche che "nell’eventualità di una minaccia esterna o interna o di un’aggressione contro l’Iraq gli Stati Uniti prenderanno le misure appropriate, di carattere diplomatico, economico o militare, per arginare tale minaccia". E proprio l’ultima guerra in Iraq ha dimostrato quanto sia facile fabbricare una “minaccia” che giustifichi un intervento militare.
Guarda Camp Anaconda, una delle principali basi USA in Iraq, su Google Maps
2. Trailer
Guarda il Trailer
Regia: Enrico Parenti & Thomas Fazi
Fotografia: Enrico Parenti
Montaggio: Desideria Rayner
Musiche: Stefano Piro
Produttore esecutivo: Federico Minetti
Animazioni: Mbanga Studio
Produzione: Effendem Film
Durata: 73’
3. Rassegna stampa
Le spese militari del Nobel Obama
LEFT
"Udine città d'armi" mostra alla Modotti
MESSAGGERO VENETO
"Standing Army", le basi militari Usa dietro le quinte
IL PICCOLO
L'intervista a T. Fazi ed E. Parenti
RAI NEWS 24
4. Chi siamo
GLI AUTORI
4.1. Enrico Parenti
Nato nel ‘78, si è formato presso la scuola di cinema IDEP di Barcellona ed è oggi un filmmaker freelance. Lavora regolarmente per varie televisioni e produzioni italiane e straniere. Ha da poco finito un documentario sociale sul problema della cecità in Etiopia ed ha lavorato come direttore della fotografia sulla serie televisiva La storia siamo noi e su vari documentari, tra cui Giving Voice di Alessandro Fabrizi. Standing Army è il suo primo lungometraggio.
4.2. Thomas Fazi
Nato nell’82, è traduttore (ad esempio, di George Soros e Robert B. Reich) ed interprete per varie case editrici italiane. Standing Army è il suo primo lavoro cinematografico.
GLI INTERVISTATI
4.3. Gore Vidal
E' un romanziere, sceneggiatore, commediografo e saggista statunitense. È considerato uno dei più celebri intellettuali liberali del ventesimo secolo. Tra i suoi romanzi ricordiamo La statua di sale, Giuliano, Myra Breckinridge e Creazione. Tra i suoi saggi L’invenzione degli Stati Uniti, Le menzogne dell'impero e altre tristi verità e La fine della libertà.
4.4. Noam Chomsky
E' un linguista, filosofo, scienziato cognitivo, attivista politico e scrittore statunitense. Insegna al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Chomsky è noto in seno alla comunità accademica e scientifica per essere uno dei padri della linguistica moderna. A partire dagli anni sessanta, ha acquisita fama internazionale in quanto dissidente politico, anarchico ed intellettuale libertario di spicco. Il «New York Times» lo ha definito «il più importante intellettuale vivente al mondo». Tra i suoi libri ricordiamo Le illusioni del Medioriente, Egemonia o sopravvivenza e Pirati e imperatori.
4.5. Chalmers Johnson
E' uno scrittore americano. È professore emerito all’università della California di San Diego. Ha combattuto nella Guerra di Corea, tra il 1967 e il 1973 è stato consulente per la CIA e per anni ha diretto il Center for Chinese Studies dell’università della California di Berkeley. È anche presidente del Japan Policy Research Institute, un’organizzazione che promuove la conoscenza del Giappone e dell’Asia. È l’autore di numerosi libri tra cui una trilogia sull’impero americano: Gli ultimi giorni dell'impero americano, Le lacrime dell'impero e Nemesi.
4.6. William Blum
E' uno scrittore e storico statunitense, e da anni acerrimo critico della politica estera del suo paese. Negli anni sessanta Blum lavorava al Dipartimento di Stato statunitense ma scelse di dimettersi per protesta contro la politica americana in Vietnam. Tra i suoi libri ricordiamo Il libro nero degli Stati Uniti, Con la scusa della libertà e Rapporti dall’Impero.
4.7. Catherine Lutz
E' una ricercatrice al Watson Institute for International Studies e insegna antropologia alla Brown University. È l’autrice di vari libri, tra cui un’indagine sulle basi militari statunitensi nel mondo intitolato The Bases of Empire: The Global Struggle against U.S. Military Posts.
4.8. Michael T. Klare
E' un esperto di questioni energetiche che collabora regolarmente con varie testate, tra cui «The Nation», TomDispatch.com, «Mother Jones» e «Foreign Policy In Focus». Klare siede inoltre nel consiglio d’amministrazione di Human Rights Watch e dell’Arms Control Association. È l’autore di Potenze emergenti: Come l’energia ridisegna gli equilibri politici mondiali.
4.9. Zoltan Grossman
Insegna geografia all’Evergreen State College di Olympia, Washington ed è attivo da anni nei movimenti per la pace e la giustizia sociale. Tra le organizzazioni con cui collabora ricordiamo G.I. Voice, i cui membri gestiscono una caffetteria fuori dalla base militare di Fort Lewis, e il South-West Asia Information Group.
4.10. Joseph Gerson
E' direttore del programma per la pace e la sicurezza economica dell’American Friends Service Committee (AFSC), un’organizzazione che si batte per la pace e la giustizia sociale. Ha collaborato alla fondazione della rete “No U.S. Bases”, che include più di 100 organizzazioni che lottano contro le basi statunitensi, in 40 paesi del mondo. Gerson è l’autore di un importante studio sulle basi militari statunitensi all’estero: The Sun Never Sets…Confronting the Network of Foreign U.S. Military Bases.
5. Blog
6. Contatti
Per informazioni, contattare:
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Per richiedere interviste agli autori, per recensioni e per organizzare una proiezione del film:
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